News | Polvere | 2012

Inaugurazione Sabato 6 ottobre 2012 ore 18.00

Polvere

Punto Einaudi di Salerno
Largo Luigi Barracano, Salerno (Sa)

Il presente di Michele Attianese
di Marcella Ferro
Scrive Zygmunt Bauman: "La vacuità del luogo è negli occhi di chi guarda o nelle ruote di chi procede. Vuoti sono i luoghi in cui non ci si addentra e in cui la vista di un altro essere umano ci farebbe sentire vulnerabili, a disagio e un pò spaventati", sono questi i territori dipinti da Michele Attianese per l'ultimo ciclo di opere dal titolo Polvere, olio su carta e legno di piccola misura, che nel grigiore e l'abbandono delle aree periferiche mostrano il riflesso della complessa situazione politica e sociale.

Un'economia che tarpa le ali ai sogni dell'uomo è sostanzialmente rappresentazione di un mercato autoreferenziale, nuovo sistema che l'individuo non governa, ma da cui è gestito, esaurito. Un clima che certo ha investito anche le istituzioni museali, le gallerie private, le università e le amministrazioni locali che ripiegate su loro stesse hanno messo da parte la ricerca e la cultura, a maggior ragione, poi, l'arte che superficialmente è considerata una mera appendice decorativa. La città più di tutto diventa immagine tangibile di ciò che sta accadendo, si pensi alle linee guida quest'anno suggerite alla 13. Mostra Internazionale di Architettura di Venezia dal direttore David Chipperfield, che con le parole eco sostenibilità e controllo dei budget, propone strategie e forme di reazione alla crisi globale per giungere a una vera e propria rigenerazione urbana, rivedendo la funzionalità delle periferie, una volta definite biasimandole "quartieri dormitori" e oggi recuperati sotto la nuova veste di ‘quartieri residenziali', come se un nome bastasse a cancellare anni di degrado.

Michele Attianese con questi ultimi lavori prova a ricomporre mentalmente una nuova topografia, conscio che gli abitanti di una città hanno impresse nella mente personalissime mappe stradali, ognuna delle quali presenta spazi vuoti, aree che in base alla categoria di abitanti, sono escluse perché, sostiene sempre Bauman, dal punto di vista dell'efficienza, prive di senso.

In tal modo si possono considerare Collaterale o Orange point una rivisitazione in chiave moderna del totem. Il cielo plumbeo, per entrambi i lavori, fa da piatto sfondo su cui si stagliano delle guglie in cemento che poggiano, letteralmente, su una bassissima linea d'orizzonte, ponendo l'osservatore in una prospettiva di soggezione. Al contempo paesaggi siderali avulsi dalla realtà sono disegnati grazie al freddo virare dal grigio all'azzurro ma anche alla netta contrapposizione chiaroscurale del bianco e nero e solo alcune macchie verdi o gialle, a malapena tratteggiate con colore diluito fanno presagire la vita.

Il percorso immaginario termina nelle periferie statunitensi di Second chance #1 e Second chance #2, segni evidenti di un boom economico ormai consumato che ha corrisposto, fra gli anni Ottanta e Novanta, a una speculazione edilizia senza pari, fondata sull'illusione del sogno americano di un quanto mai utopico status sociale perfetto. La sottigliezza di Attianese, però non sta nel mostrarci queste abitazioni nel loro attuale stato di decadenza, causato da un'inversione del flusso migratorio che ha visto nell'ultimo decennio un rientro verso il centro delle metropoli. Piuttosto gli edifici in tipico stile americano, nella loro sbiancata e luminosa compiutezza, sono imbrattate dal colore nero, schizzato grossolanamente o sfumato a creare leggerissime nubi. Uno studio che, tra l'altro, ha origine in alcuni lavori del 2010 quali Black house, Tip Tap o Giostra dove, tuttavia, alcune linee orizzontali e forme geometriche modulari bidimensionali pare disturbino l'artefatta e apparente quiete.

Accenni di esistenza, benché meccanica si percepiscono in Il credente vero punto di congiunzione per quest'ulteriore passaggio nella ricerca di Attianese, fra la pittura meditata dei suoi primi lavori, nei quali si percepiva una chiara volontà di padroneggiare lo strumento mediante un metodo analitico dello studio pittorico e dipinti più recenti come Riverboy o la serie Nightfalls del 2012, nei quali le tinte esplodono incontrollatamente sulla superficie. Un'automobile si allontana velocemente da una comunità avvilita perché, come annotava John Fante nel prologo posto al termine di Chiedilo alla polvere: «in quelle strade c'è la polvere dell'Est e del Middle West, ed è una polvere da cui non cresce nulla, una cultura senza radici, una frenetica ricerca di un riparo, la furia cieca di un popolo perso e senza speranza alle prese con la ricerca affannosa di una pace che non potrà mai raggiungere».

Un romanzo che ha suggestionato non poco l'artista che ha trovato così un nuovo punto di equilibrio per cui il colore pare rientrare lentamente nel substrato dell'immagine intanto che la profondità riappare grazie al movimento degli oggetti, descritti con una pennellata stemperata e meno tagliente.

 
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