News | Memoire de sucre | 2011

Inaugurazione Sabato 23 Luglio 2011 ore 19.00

Memoire de sucre

Show Room FËS
via Roma, 24 Minori (SA)

Oltre l'ombra del ricordo
Marcella Ferro

Pochi elementi, potrei dire simboli, galleggiano nelle atmosfere quasi monocromatiche di Michele Attianese. Questo giovane artista di Angri che pare dipinga con la trepidazione di chi sa che la pittura, giacché magnifico inganno visivo, sia sempre un azzardo, una tensione, uno slancio verso la realtà.

I suoi dipinti vivono di lunghe attese e di sospensioni temporali che nella composizione pittorica diventano connubio del dato puramente razionale, ossia della volumetria ben definita e degli equilibri geometrici, con l'inaspettato dato emotivo, irrazionale e quanto mai incontrollato del segno violentemente tracciato, della pennellata definita con gesto rapido. Dal bianco al nero virando per tutte le varianti del grigio, i mezzi toni compongono l'immagine, le illuminano o le celano nel buio freddo. Mi chiedo se questa scelta cromatica stia a indicare uno stato d'animo dell'artista o sia più il desiderio di mettere a registro lo sguardo inducendolo ad addentrarsi fra le figure, oltre una tonalità monotona, guardando, cioè, attraverso la pelle, oltre la trasparenza della pittura fino a vederne il pittore, l'uomo.

Alla globalizzazione che spinge per un livellamento del processo creativo, le nuove generazioni rispondono con l'eclettismo dei ruoli, la possibilità cioè di guardare a più direzioni di studio e quindi di espressione, fenomeno che si riflette, per Attianese, nella sua vita lavorativa nonché nell'indagine pittorica con l'intento di comporre un alfabeto immaginativo del tutto personale.

Nelle carte trattate con i colori a olio, esprime una maggiore libertà pittorica mediante un colore acquoso ma anche degli sfondi meno nitidi e impastati, privi di riferimenti prospettici e tenuti insieme da alcuni elementi geometrici netti e squadrati. Negli oli su carta fissata al legno, invece, ecco che il rigore risale nuovamente e l'impianto diventa più formale mentre le figure sono dipinte in modo da seguire le regole del disegno dal vero, rispettando cioè profondità, luce ed equilibrio visivo. Eppure da circa un anno l'artista giunge a una vera sintesi segnica attraverso l'incisione o, meglio, l'acquaforte e l'acquatinta per cui gli elementi si spogliano di ogni dettaglio per mostrarsi in un'essenzialità che esalta il vero soggetto della pittura di Attianese: l'infanzia. Si tratta di ravvisare nel giovane quella schiettezza e quella sorta di pura ingenuità cui anela il pittore che, in questo caso, pare rammentare le parole di Kandinskij quando afferma che l'artista "somiglia molto al bambino, e per tutta la vita".

Non facendo altro che scavare nelle geografie di una memoria passata, bruciata, tradita l'artista rappresenta un'età che ha il sapore dolce dello zucchero ma anche l'amaro del compiuto. Pungente è la malinconia delle figure che animano i suoi dipinti racchiuse in un'indefinibile solitudine che inquieta loro gli sguardi. La serenità è solo la finzione del ripetersi infinito di un'azione teatrale quale il gioco; nel muoversi fra grandi architetture di sironiana reminiscenza, vuote e perse lungo orizzonti lontani, i bambini di Attianese, manifestano il desiderio di un'abitazione che non è mero luogo fabbricato, ma è più luogo dell'anima, rifugio dove sperimentare la precarietà degli affetti e la libertà dell'espressione.

Per certi versi sembra che l'artista angrese guardi a quel neo-umanesimo cui si orientarono fra gli anni Venti e Trenta del Novecento molti artisti italiani. A quel recupero cioè del dato psicologico della pittura cui si rifà lo stesso Felice Casorati che dipinse rassegnate e nostalgici corpi chiusi in un'azione statica. Le opere di Michele Attianese rappresentano la mobilità del tempo coniugata eternamente al presente dove gli uomini affannano come avvinghiati alla vita quotidiana e certi unicamente dell'Hic et nunc.

 
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